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L’amore ai tempi degli sms

cellulari

Com’era amare ai tempi degli sms

 

Sto gironzolando sui social e un like qui, un commento là, una emoticon stupita, commossa o felice a rappresentare l’empatia di una emozione.

Empatia? Beh, mio papà direbbe che non si può certo definire tale una faccetta impersonale, cliccata su uno schermo lontano chilometri dalla persona a cui è destinata, mentre stai facendo altre tre cose contemporaneamente e tra un minuto sarai passato oltre alla persona, alla faccetta e alla situazione. Mio papà i social non ha fatto in tempo a vederli e comunque non li avrebbe usati.

Sentendomi un po’ mia nonna, mi ritrovo a pensare a questo mondo che cambia e si rinnova – e qualche volta si rinnega – a velocità supersonica.

Il mio bambino ha 8 anni. Mangia pane e tecnologia, a scuola studiano il coding. Se deve cercare una informazione va su Google, se vuole qualcosa ti dice di comprarlo online, se lo ascolti parlare con i suoi coetanei ti perdi in un delirio di “balletti con le spalle”, “infernale in difesa”, “boss” e simili.

Mentre scorro su Facebook immagini e pezzetti di vita, ripenso a quando io e mio marito ci siamo conosciuti più o meno 15 anni fa. Quando ci si mandava ancora gli SMS. Quelli che adesso tutti gli operatori ti regalano, perché tanto nessuno li usa più.

Credo che Leo non sappia neppure cosa siano. 160 parole e poi un nuovo SMS. E poi un altro ancora. Niente immagini. Nessuna emoticon. Poi sono arrivati gli MMS, ma sono durati da domenica a lunedì perché erano cari come l’oro e pochissimi cellulari erano abilitati ad inviarli.

Gli amori che nascono si somigliano tutti. Sono fatti di emozione, della voglia disperata di vedersi, di quel volo di farfalle nello stomaco che meriterebbe una definizione specifica sul vocabolario, perché è una sensazione unica e precisa. Gli amori che nascono sono fatti di lunghi sguardi nel vuoto, del ripetersi mille volte nella mente la sfumatura che aveva la sua voce quando ha detto quella frase che ti ha tenuta sveglia tutta la notte, di abbracci forti con entrambe le mani.

Gli amori sono fatti di tempo: il tempo per scrivere, per leggere, per perdersi nella fantasia di una risposta. Tempo che poi non troverai mai più.

Gli amori che nascono sono più forti degli impegni di lavoro, della famiglia, del panettiere che sta chiudendo. Lo erano quando la donzella lasciava cadere il fazzoletto e messere lo raccoglieva, glielo porgeva con un inchino e per un attimo eterno nelle impersonali parole di ringraziamento lei metteva tutte le promesse, le speranze e le emozioni di quel fuggevole contatto. E lo erano ai tempi degli SMS. Quando neppure esisteva il T9 ed il tempo di scrittura era lunghissimo.

Me la ricordo l’emozione incredibile dell’SMS che mi hai mandato la mattina dopo la nostra prima uscita: “È stata una serata fantastica. Tu sei fantastica”.

 

La cosa più bella di un amore che nasce? Il momento in cui ci si rende conto che, vicendevolmente, ci si trova fantastici. Puoi mandare un piccione viaggiatore, un SMS o un messaggio su WhatsApp. Non è il mezzo, è il sentimento.

Eravamo diversi dai giovani di oggi? Veramente io e mio marito non eravamo neppure così giovani. Comunque sì, le infrastrutture – dentro e fuori di noi- erano diverse. Ci si vestiva in un altro modo, ci si comportava in un altro modo, si sognavano sogni diversi e si progettavano futuri diversi. Si usavano altri mezzi di comunicazione e si leggeva ancora solo sulla carta stampata. Il mio e il tuo batticuore, la nostra danza per annusarci, per scoprirci simili e desiderosi di un futuro comune non erano diversi da quelli di oggi. L’amore ai tempi degli sms era lo stesso di quello di secoli e secoli fa e sarà lo stesso di quello che vivranno i nostri posteri. L’amore è più forte delle tecnologie che gli permettono di sopravvivere.

Figurati, io tutta social e tu senza un profilo su Facebook continuiamo a riconoscerci simili dopo anni, insieme a Leo, tra le burrasche della vita. Devo ringraziare chi ha inventato gli SMS, è anche merito suo se adesso siamo qui e un giorno, quando Leo si innamorerà, sarà bello scoprire come parlerà d’amore nel terzo decennio degli anni 2000.

Chi sono è rappresentato da dove vivo: un paese di 660 abitanti, una casetta con orto e giardino, mio marito, il nostro fantastico eroe di 8 anni, un cane e un gatto. Amo fare trekking in montagna, inventare, creare e scrivere. A 50 anni ho deciso di reinventarmi e adesso, per mestiere scrivo: racconto storie, gioco con le parole, comunico.

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