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Generazione di mezzo: 50 anni di sano egoismo

fermata della metro

Ti racconto la mia famiglia

 

Ho svoltato la boa dei 50 anni, ho un compagno da quasi 18 anni, non ho figli e sì, sono felice.

Ho scelto di realizzare i miei sogni, le mie infinite passioni, di puntare su me stessa più che sugli altri, di trascorrere il tempo libero in viaggio, di uscire senza troppi problemi la sera per un aperitivo o un evento con le amiche, di puntare sul lavoro come e quanto (forse più) dei miei amici e colleghi uomini.

Se un po’ di sano egoismo a 40 anni è utile, a 50 diventa assolutamente indispensabile, sia per sopravvivere in una grande città come Roma sia in un paesello, perché viviamo in una società che in quanto donne ancora troppo spesso ci attribuisce valore solo se rispondiamo ai ruoli tradizionali di moglie – madre – nonna – angelo del focolare. Poco importa se negli anni ’80 eravamo tutte in prima fila alle manifestazioni femministe, che promuovevano procreazione responsabile, autodeterminazione, parità di retribuzioni e di opportunità.

Noi siamo la generazione di mezzo, a cavallo tra le nostre madri – ancorate alla tradizione di ispirazione cattolica (e quindi al sacrificio e all’abnegazione per il bene della famiglia) e tra quella delle nostre figlie, la generazione Y, che affronta ogni scelta con (apparente) forza, determinazione e sicurezza, padrone del mondo e portatrici di certezze inscalfibili, proprio quelle che avremmo voluto avere noi alla loro stessa età.

Non siamo più giovani, ma non siamo nemmeno vecchie. Siamo appunto a metà, ma soprattutto siamo donne ed è questa la nostra forza. In quanto tali valiamo tantissimo, qualunque sia il nostro ruolo sociale. Possiamo essere casalinghe, lavoratrici o professioniste, ma non possiamo abdicare dal nostro essere donne.

Questo è il mantra che mi ripeto in continuazione la mattina quando vado in ufficio, avvinghiata al mancorrente del tram, mentre mio malgrado ascolto i ragionamenti che si scambiano le mie coetanee. Sono donne apparentemente colte, eleganti e curate, che hanno un lavoro che le impegna gran parte della giornata oppure che spendono i loro talenti nella gestione della casa, ma che troppo spesso trovano normale porre in secondo piano i loro desideri e le loro passioni. Il poco tempo libero che resta loro dopo una giornata di lavoro in casa o fuori casa è speso per cercare di facilitare l’esistenza dei figli, dei mariti, dei genitori anziani: un rinunciare cosciente, in cui si alienano sogni, aspettative, interessi.

Noi donne nate a cavallo degli anni ’60 viviamo grandi contraddizioni. Cresciute negli anni del boom economico, siamo state libere di studiare e spesso abbiamo raggiunto risultati migliori dei nostri compagni di classe e di Università. Grazie alla contraccezione siamo state padrone del nostro corpo e della nostra sessualità, abbiamo gestito conti in banca, compravendite e scelte importanti, abbiamo perfino avuto l’ambizione e la speranza di poter creare un mondo migliore, in cui la parità di genere fosse reale e non solo delle parole vuote per riempire discorsi del politico di turno.

Quel che vedo oggi, però – e dimmi se anche tu hai la mia stessa sensazione – è che noi cinquantenni siamo in grande affanno. Abbiamo poco tempo per noi, siamo schiacciate da mille impegni e mille voglie, combattiamo tra il rimpianto di non aver più 20 anni, per poter emulare le giovani che vanno incontro al futuro con gli occhi pieni di sogni, e l’orgoglio di aver disegnato loro il tracciato, di essere state le prime ad aver raggiunto in gran numero posizioni professionali invidiabili e consapevolezze mai immaginate.

Purtroppo ci scontriamo con la realtà, con gli immancabili preconcetti che vogliono una donna realizzata solo se sposata, se madre, se dedita alla famiglia e assai meno alla carriera professionale. Guardiamo i nostri compagni di vita e spesso leggiamo nei loro occhi l’incapacità di comprendere il nostro bisogno di avere spazi e luoghi che siano solo tutti per noi, di essere sanamente egoiste per poter pensare a noi stesse, accantonando doveri e stili di vita che la tradizione, gli usi e le abitudini, proprio in quanto donne adulte, ci imporrebbe.

Però, però. Abbiamo una brutta abitudine, noi donne, perché non riusciamo a non farci del male da sole. Noi stesse siamo le prime a discriminare le altre donne che non sono esattamente come noi, che non hanno i nostri medesimi valori. Non sei sposata? Non hai una famiglia da accudire? Allora tu non puoi sapere, non puoi capire, non puoi intervenire. Diventi tuo malgrado una minus habens. Non hai figli? Allora il tuo tempo è meno importante di chi ne ha e quindi puoi fare da jolly sul lavoro, sostituire senza problemi colleghi, aiutare parenti anziani in difficoltà, sbrigare le mille questioni burocratiche che ci ingolfano l’esistenza. Come se il tempo delle donne acquistasse peso e importanza solo se dedicato ai figli o alla famiglia e che le donne stesse – di qualsiasi età –  valessero (ancora!) solo se in relazione ad altri e non solo a se stesse. E se per chi i figli ha liberamente scelto di non averli può essere un giudizio solo fastidioso, da dimenticar quanto prima, per chi invece figli non ne ha avuti non per sua scelta diventa un coltello che affonda affilato in un dolore spesso nascosto.

Essere donna ed avere 50 anni in una grande città come Roma, alla fine, è forse più facile, perché le dimensioni della metropoli stemperano i giudizi, ci sono mille opportunità per seguire le proprie passioni e, non ultimo, per la legge dei grandi numeri è più facile ‘trovarsi’ tra simili.

Qualunque sia il luogo di residenza, però, riusciremo noi donne un giorno a fare davvero squadra tra noi?

Una viaggiatrice (cinquantenne) con la valigia al seguito!

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1 Commento

  • E’ bello leggere ciò che davvero pensa una persona di sè e della società.
    E’ bello che ci si possa sentire soddisfatti di ciò che si è.
    Ma…
    Se è sacrosanto rispettare la libertà di scelta di chi NON vuole avere figli per sano egoismo (ma non è così, perchè se ti Ami non sei egoista: è un lungo discorso…) bisognerebbe rispettare anche la libertà di avere figli e di Amare i cuccioli d’uomo.
    Se poi il proprio tempo libero valga più se passato coi figli o in viaggio fuori porta, al massimo è di questo che si dovrebbe interessare/dibattere la società.
    La libertà è di tutti e di tutte le idee, siano queste codificate e definite conformiste che quelle sfacciatamente ‘controcorrente’.
    La libertà è libertà.
    Si partisse da questo, tutto sarebbe molto più facile.
    Basterebbe essere sempre onesti con se stessi e con gli altri, e comportarsi di conseguenza.
    Non avremmo genitori frustrati o single acidi come l’acido solforico.
    La libertà di poter essere davvero ciò che si vuole, senza che nessuno giudichi nessuno.
    Quindi questo mio commento è inutile…
    Ti adoro, Claudia!

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