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Come diventare scrittrice?

Pinkinterviste

La Pinkintervista di Michela Cantarella

 

Nuovo appuntamento con le Pinkinterviste per conoscere il sogno di Michela Cantarella.

Attraverso le risposte alle nostre inevitabili 10 domande Michela ci racconta com’è diventata scrittrice, qual è stata la sua paura da grande, chi le è stata accanto e cosa ha voluto dire per lei realizzarlo.

Se vuoi sapere come diventare una scrittrice o hai un sogno conservato in un cassetto che è lo stesso di Michela, non ti resta che leggere le risposte alle domande della Pinkintervista di oggi.

Come diventare scrittrice: Michela Cantarella
Michela Cantarella e il suo libro ” Le penultime lettere di Jacopo Ortis”

1) Raccontaci un po’ di te

Ciao, sono Michela. Ho 34 anni (ehm… 29 + 5, alla trentina non mi sono ancora abituata) e sono nata in provincia di Pavia. Mi sono trasferita a Milano da qualche anno, avendo sposato… un milanese? Eh eh eh… no. Un ragazzo della Valsusa. Milano ci è sembrato un buon compromesso per non essere eccessivamente lontani dalle famiglie.

Sono una giornalista pubblicista e, dopo aver scritto per molti anni su varie testate, ora faccio la freelance, la social media manager, la correttrice di bozze… e la scrittrice. Il che significa tanta, ma tanta precarietà. Il lavoro è un po’ come il coniglio dei prestigiatori: ora c’è, ora non c’è, ora c’è… ma si va avanti! Ho pubblicato un anno fa il mio primo romanzo, “Le penultime lettere” di Jacopo Ortis (Augh!Edizioni) e sto lavorando sul prossimo.

2) Qual era il tuo sogno all’inizio?

Di sogni ne ho sempre avuti due. Uno era fare la stilista e infatti conservo bozzetti di abiti disegnati nel corso degli anni sui block-notes. L’altro era scrivere e fare la scrittrice. E sugli stessi block-notes, ci sono anche i miei racconti, le mie poesie, i miei articoletti di cronaca nera che scrivevo già alle elementari.

Ad un certo punto la scrittura ha prevalso su tutto e mi son ritrovata sui luoghi delle esercitazioni dei pompieri, alle conferenze stampa, alle manifestazioni, spesso con un microfono in mano e un cameraman dietro, spessissimo solo con matita e taccuino. Tutto questo mi ha portato, poco più di un anno fa, davanti un contratto per pubblicare un libro con una casa editrice.

3) Sei riuscita a realizzarlo come volevi?

Sì, ma è un work in progress. Mi spiego. Ho pubblicato il mio primo romanzo, quello sì, e ne sono contentissima. Il giorno dell’uscita per l’adrenalina non riuscivo a dormire! Il sogno, per realizzarsi del tutto, comprende anche l’andare avanti e scriverne altri.

4) Qual è stata la tua motivazione più forte?

Nel mio caso è stata l’aver iniziato a scrivere i primi capitoli. Ormai avevo dei personaggi che, ad un certo punto, hanno preso vita da sé. E non potevo mica abbandonarli così! Anche se, lo ammetto, a volte la tentazione c’è stata. Scrivere è un lavoro durissimo, fatto anche di scalette, revisioni e di cose che devi far quadrare. Potevo lasciarli alle prese con i loro drammi senza far niente? No, fuori discussione. Dovevo risolvere la loro situazione.

5) Qual è stata la tua paura più grande?

Che quello che avevo scritto non interessasse a nessuno e venire giudicata in base a quello che avevo scritto. Quando scrivi ti metti a nudo e sinceramente, farmi leggere dentro da tutti, è una cosa che mi spaventava molto (e mi spaventa tutt’ora), essendo io timidissima.

6) Quanto tempo hai impiegato a realizzarlo?

Più di 3 anni. Tra lavori, matrimonio, vita sociale etc, ci ho messo molto più tempo di quanto avessi preventivato.

7) Hai avuto bisogno dell’aiuto di qualcuno?

Mi è stato di grandissimo aiuto mio marito Roberto, con i suoi consigli. Ovviamente l’ha letto quando era ancora un documento word, ma il suo editing mi ha fornito degli spunti interessanti (ehm, altre sue critiche invece le ho ignorate in toto!). Anche la mia editor, Valentina, di Alter Ego Edizioni, mi ha dato un grandissimo appoggio.

8) Quanto ha influito l’appoggio delle persone vicine a te?

Moltissimo. Roberto in primis, ma anche i miei genitori. Mia mamma soprattutto non vedeva l’ora di leggere qualcosa di mio. Non erano da meno i miei amici. Alcuni hanno letto alcune pagine e volevano sapere come andava a finire: questo è stato un altro stimolo ad andare avanti.

9) Se chi ci legge volesse realizzare un progetto simile al tuo, quale sarebbe il consiglio che ti senti di dare?

Di non scoraggiarsi. Quando inizi a mandare il manoscritto in giro, nel 99% dei casi nessuno ti risponde e inizia una fase di “Ah, faccio schifo, non scriverò mai più neanche la lista della spesa!”. Se continui a insistere e soprattutto se il lavoro merita, stai sicura che hai buone possibilità di farcela. È solo questione di tempo e di grinta. Ascolta i consigli degli amici, di un editor e apri la mente al cambiamento. Nessun lavoro è perfetto così com’è e se ascolti gli altri avrai molte più possibilità di pubblicare. E soprattutto, lascia perdere l’editoria a pagamento. Il tuo editore deve credere nel tuo lavoro, non devi pagarlo tu per farti pubblicare.

10) Dai un consiglio alle donne che ti stanno leggendo e che hanno un sogno nel cassetto

Sei tu l’artefice del tuo destino. Quindi alza la testa, anche quando sei di pessimo umore e vedi tutto nero, alza il volume della musica e continua a lavorare per realizzare il tuo sogno. “Io voglio la favola” diceva Vivien, in Pretty Woman. A te che leggi, alza la testa e vai a conquistartela, la favola.

Non compro giornali femminili, però ne ho creato uno. Ho 34 anni, ho un compagno da 8 e convivo da 7. Vorrei un mondo in cui le donne siano più consapevoli delle loro potenzialità. Sono laureata in Economia del turismo e ho iniziato a gestire blog dal 2010. Per saperne di più su di me clicca le icone e il link qui sotto.

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