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Smettere di fumare

La mia esperienza da non fumatrice

 

Oggi mi sono ricordata quando mio padre fumava. Parlo al passato, perché 12 anni fa ha deciso di smettere. Di punto in bianco ha detto ‘basta’. Del resto fumare è una droga, puoi smettere solo se ne sei fermamente convinta. Non ci sono ‘se’ e non ci sono ‘ma’. È inutile insistere. Deve partire tutto dalla persona.

Ecco perché non ho voluto scrivere questo articolo elencando ad uno ad uno i motivi per non smettere di fumare. Nessuna inutile lista, ma un racconto: quello di una non fumatrice (che sarei io) e del mio rapporto con il fumo di sigaretta.

Sono nata da due genitori entrambi fumatori da quando erano ragazzi. Mia mamma raramente va oltre una o due sigarette al giorno. Sì, lei non ha ancora smesso di fumare. Mio padre, invece, fumava molto di più arrivando ad un pacchetto al giorno. Quando mio padre fumava, io me lo ricordo. Anzi, diciamo che, se penso ad una immagine di mio padre quando ero piccola, è con i baffi e la sigaretta in mano.

Mio padre fumava in casa e a volte fumava tanto da creare una sorta di nebbia nel soggiorno. Se cambiavi stanza o entravi in casa, lo notavi subito. Il mio pensiero era sempre lo stesso: “oddio sto fumando anche io!”. A distanza di anni mi basta chiudere gli occhi per sentire ancora sotto il naso l’odore acre della sigaretta. Appena ne respiravo un po’ cercavo di trattenere il fiato. Odiavo il fumo e, pensare che lo potessi respirare, mi faceva andare fuori di testa.

Chi fuma non si rende conto di come il suo corpo cambi. Cambia la voce, l’alito, il colore della pelle, il numero delle rughe, l’odore dei vestiti, il colore dei vestiti. Quando mio padre fumava aveva tutte le dita gialle, orrendamente gialle, e puzzavano di fumo. Mi ricordo che, dopo aver smesso, mio padre una volta ammise di non riuscire a sentire bene i sapori del cibo. Il fumo copre tutto. Giorno dopo giorno si posa silenziosamente ovunque, ma proprio ovunque. Fuori e dentro.

Chi fuma penso non abbia più la percezione del proprio corpo. Non si rende conto che parlando le sue narici non buttano anidride carbonica, ma fumo. Non si rende conto che chi non fuma si accorge. Si sente, è inevitabile. Mi chiedo come facciano tutte quelle persone che fumano a sostenere colloqui di lavoro o a relazionarsi con i colleghi.

Quando mi trovo a dover parlare con chi fuma e con cui non ho confidenza, è una sofferenza. Non intendo parlare nel momento in cui l’altro si fuma la sigaretta. Intendo parlare proprio con un fumatore o una fumatrice. Non è sufficiente una gomma da masticare per coprire l’odore di sigaretta. Io lo sento. Mi indispone. Il fumo mi fa schifo e fa schifo. Il fumo dà la sensazione di sporco, soprattutto se si sente in maniera preponderante. Non capisco come certe donne non si rendano conto di come il fumo delle sigarette impregni i loro vestiti, le loro mani, il loro alito. Non capisco come facciano a trovare un uomo che le baci. Se fossi un uomo, io non le bacerei. Ho fatto smettere di fumare il mio compagno perché odio il fumo.

Da ragazzina io non ho mai toccato una sigaretta. Mi ricordo che un giorno una mia compagna delle scuole medie mi mise la sigaretta davanti la bocca dicendomi “Dai fuma!”. Io presi e me ne andai. Odiavo prendere in mano addirittura le sigarette. Lo odio tuttora. Io sono quella che mette in difficoltà il fumatore o la fumatrice, che inizia a sventolare la mano per cacciare via il fumo, sposta la sigaretta da una mano all’altra, inizia a diventare esperto nell’andamento dei venti, perché il fumo va da chi non fuma. È matematico.

Il fumatore è un inquinatore seriale. E non parlo solo del fumo di sigaretta nell’aria. Raramente ho visto fumatori andare alla ricerca di un cestino, in cui buttare la sigaretta spenta. Sei sei una fumatrice, starai facendo un sorriso beffardo pensando: “la sigaretta non si butta in un cestino perché potrebbe incendiarlo”. Io ti rispondo con un sorriso altrettanto beffardo: “oggi esistono i posaceneri portatili”. Le sigarette impiegano dai 5 ai 12 anni per decomporsi.

Tuttavia c’è una cosa che odio più del fumo di sigaretta: è il fumatore. Quando entrò in vigore il divieto di fumo nei locali pubblici, io feci i salti di gioia. Non era per il fumo in sé, sebbene finalmente i miei vestiti non odorassero più di fumo dopo una serata in discoteca. Era per i fumatori. Cerco sempre di rispettare le scelte altrui e allo stesso modo voglio che si rispettino le mie di scelte, come quella di non fumare. I fumatori non pensavano (e non lo pensano nemmeno ora) che come loro hanno scelto di fumare, ci sono persone che hanno scelto di non fumare. In un locale chiuso è inevitabile per i non fumatori essere costretti a respirare il fumo. Lo chiamano fumo passivo e fa male tanto quanto fumarsi una sigaretta. Anzi, chi non fuma respira il fumo di tutte le sigarette accese in quell’istante. In quel modo ero obbligata a fumare, anche se io avevo scelto di non farlo.

Le motivazioni per non smettere di fumare li conosci sicuramente e, come ti ho detto all’inizio, non sono qui per farti la solita lista. Volevo solo che per il tempo di lettura di questo articolo tu ti vedessi con i miei occhi, che potrebbero essere quelli del tuo compagno, di tuo figlio, del tuo capo, del tuo collega o della tua collega, del tuo vicino di posto nella metro, dei tuoi vicini di casa. Forse, finito l’articolo, ti fumerai l’ennesima sigaretta. Voglio pensare che questa sarà l’ultima che toccherai, perché dopo comincerai a vederti in maniera diversa. Comincerai ad odiare l’odore acre che quel morbido cilindro emana e sarai capace di farne a meno. Te lo auguro con tutto il cuore.

Non compro giornali femminili, però ne ho creato uno. Ho 34 anni, ho un compagno da 8 e convivo da 7. Vorrei un mondo in cui le donne siano più consapevoli delle loro potenzialità. Sono laureata in Economia del turismo e ho iniziato a gestire blog dal 2010. Per saperne di più su di me clicca le icone e il link qui sotto.

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