Silvia è la protagonista del libro di esordio di Veronica Viganò “Senza biglietto da visita”.

Ha 30 anni, una laurea alla Bocconi e molta ambizione. Ha un lavoro che le piace e le dà grandi soddisfazioni e a cui dedica tutta sé stessa. È libera, dispone del suo tempo come crede e le va bene così.

Un giorno succede una cosa inaspettata: si innamora e rimane subito incinta. Non era in programma e dopo la maternità riprendere la vita che faceva prima è difficile per Silvia, così come per tante altre donne.

Silvia non lo avrebbe mai immaginato, ma è costretta a sottostare alle regole non scritte dell’ufficio che impongono di fermarsi anche dopo la fine dell’orario di lavoro, di partecipare a quelle riunioni fissate in tardo pomeriggio, di partire improvvisamente quando tuo figlio è malato. Sembra strano, siamo negli anni duemila, ma il mondo del lavoro ragiona ancora al maschile, con i ritmi e le esigenze degli uomini: o ti adatti o sei fuori!

Silvia è davanti a un bivio, si sente lacerata. Da una parte le sue ambizioni e il lavoro duro fatto per arrivare a quell’importante traguardo professionale; dall’altra la voglia di vivere ogni minuto della vita del figlio che ha messo al mondo, il desiderio di assaporare tutte le sue scoperte meravigliose, di stargli accanto e incoraggiarlo nelle sue piccole conquiste quotidiane.

La terza via è possibile?

Non puoi fare la donna in carriera con un neonato a casa che ti aspetta, a meno che tu non decida di delegare la sua crescita a qualcun altro. Però poi alla sera non devi recriminare se torni quando lui già dorme, così come alla mattina, quando magari esci all’alba per imbarcarti su un aereo. Non puoi stare a casa a fare la brava mamma mangiandoti le mani se non guadagni più quanto prima e dipendi da tuo marito. Non puoi essere ovunque e fare tutto meritandoti il dieci e lode. Il suo ragionamento non faceva una grinza, eppure era così ingiusto. Qual era la terza via?

È una situazione di fronte alla quale molte di noi si sono trovate. Alcune hanno scelto il lavoro, altre hanno deciso di prendersi una pausa, altre ancora come Silvia hanno scoperto che non è tutto o nero o bianco. Per arrivare a questa consapevolezza Silvia deve compiere un percorso di crescita personale, lavorare su sé stessa, rimettersi in discussione, smontare tutto ciò in cui aveva creduto e ricostruire una nuova immagine di sé.

Una terza via esiste davvero. Silvia la trova e ha il coraggio di dire basta a chi è contro le donne, a chi si appiattisce sul tempo degli uomini vivendo la vita degli uomini, a chi ti nega il part-time, a chi ti mette le riunioni alle 6 di sera, a chi si dimentica quanto sei brava appena dici che sei incinta.

Non voglio rovinare la sorpresa a nessuno e non svelerò qual è la “terza via” di Silvia. Anche perché non c’è una formula uguale per tutte noi. Ognuno deve trovare la sua “terza via” dentro di sé, ma la storia di Silvia è un punto di partenza perché offre buoni spunti di riflessione.

Il mio consiglio è acquistare il libro che, comunque, è una lettura davvero piacevole e si legge tutto d’un fiato. Sono sicura che moltissime di noi si potranno ritrovare nelle pagine di questo romanzo: un libro scritto da una donna che in prima persona ha provato cosa vuol dire fare delle scelte e reinventarsi dopo i 40 anni, un messaggio carico di positività e, lasciamelo dire, una ventata di energia per tutte noi.

Chi è Veronica Viganò?

Veronica nasce a Milano nel 1972, ha un passato da manager e un presente da blogger e consulente di comunicazione. Inizia a scrivere storie poliziesche a 8 anni e oggi è una esperta di web writing.

Nel 2008, con la nascita della seconda figlia, ha aperto il suo primo blog: Manager di me stessa. Nel 2011 è tra le autrici di “Hai voluto la carrozzina?” (Fabbri Editori), un manuale pratico e divertente sulla maternità. Nel 2015 ha lanciato 40 Spesi Bene, un blog italiano multi-autrice dedicato a tutte le donne over 40 che pensano al futuro: né wonderwoman né ragazzine, semplicemente donne felici di sé.

Photo credit: Pixabay

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