Foto di Audre Lorde

Scopriamo chi è Audre Lorde, poetessa afroamericana, e perché è un esempio per noi donne.

Il mese scorso Google ha omaggiato con un suo doodle Audre Lorde.

Ma chi è questa donna? E perché Google ha voluto ricordarla?

Il 18 febbraio ricorre l’anniversario della femminista afroamericana Audre Lorde che 87 anni fa nacque in un quartiere di New York. Noi abbiamo voluto parlarne a marzo, il mese in cui cade la festa internazionale della donna.

Audre Lorde si definiva “una poetessa nera, lesbica, madre e guerriera”.

Il vero nome di Audre Lorde era Audrey Geraldine Lorde ed ebbe una vita piuttosto dura sotto diversi punti di vista.

Era nata nel periodo della Grande depressione, affrontò la seconda guerra mondiale e visse durante il maccartismo americano.

Le sue difficoltà non si limitarono solo alla situazione economica e politica del paese in cui visse.

Lei era lesbica, in un periodo in cui l’omosessualità era considerata un argomento da celare piuttosto che parlarne apertamente.

Affrontò il cancro al seno per ben 10 anni subendo addirittura una mastectomia. Non voleva, però, essere considerata una vittima, bensì una guerriera.

La sua malattia le diede l’ispirazione per scrivere uno dei suoi libri più famosi “Los Diarios del Cancer”, pubblicato nel 1980. Il libro aveva lo scopo di dare forza a tutte le donne malate di tumore.

Fu la prima studentessa nera alla Hunter High School, una scuola pubblica per ragazze dotate.

Pubblicò la sua prima raccolta di poesia “The First Cities”, in cui trattava temi come razzismo, giustizia sociale, oppressione e sessualità, nel 1968.

La sessualità ha segnato particolarmente la sua vita.

Da adolescente si dichiarò apertamente lesbica e questo rappresentò un atto molto coraggioso considerando i tempi in cui avvenne.

Erano gli anni Quaranta e Cinquanta, durante i quali la sessualità al di fuori della coppia uomo-donna era considerata un tabù e soprattutto dichiarato da una donna nera, era pura follia.

Ad oggi l’opera più conosciuta di Audre Lorde è “The Black Unicorn, in cui affronta le identità e le oppressioni di una donna lesbica in America negli anni ’70. Quest’opera è considerata dai critici una delle sue opere letterarie più brillanti.

Il suo obiettivo era dar voce a tutte quelle donne terrorizzate e che non potevano essere loro stesse, in quanto la società non ammetteva “donne fuori dagli schemi già preimpostati”.

La sua forza e la lotta per le diversità le si ritrovano anche nel suo stile di scrittura, il quale è privo di punteggiatura ed è frequente l’uso particolare delle maiuscole.

Nonostante la sua aperta dichiarazione si sposò con un uomo ed ebbe 2 figlie, successivamente divorziò e tornò a frequentare donne.

Visse con la sua ultima compagna fino alla sua morte avvenuta nel 1992 a causa del cancro, che stavolta la colpì al fegato.

Google ha scelto Audre Lorde in quanto paladina del femminismo afroamericano e nel doodle ha inserito un estratto del suo discorso tenuto ad Harvard per celebrare Malcolm X (1982).

Non esiste una lotta su un unico problema, perché non conduciamo vite su un unico problema.

Le nostre lotte sono particolari, ma non siamo soli.

Quello che dobbiamo fare è impegnarci per un futuro che possa includerci a vicenda e lavorare per quel futuro con i punti di forza particolari delle nostre identità individuali.

(Audre Lorde)

La scelta di Google di pubblicare parte del discorso della Lorde fa riflettere.

Ancora oggi, a distanza di quasi quarant’anni, la lotta per i diritti femminili, i diritti della comunità LGBQ o in generale tutti quei gruppi discriminati per qualsivoglia motivo continuano a essere argomenti attuali.

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Photo credit: Robert Alexander – Getty Images

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