Copertina libro Femminicidio e violenza di genere nell'antica Roma

Femminicidio e violenza di genere nell’antica Roma: il libro di Marina Lo Blundo

Un libro che tratta il femminicidio e la violenza di genere in un’epoca in cui le donne non avevano voce.

Un libro scritto da 4 donne che hanno voluto raccontare cosa voleva dire essere donna nell’antica Roma.

Questa non è una recensione, piuttosto è una presentazione di un libro che ho curato io e non nego di essere molto emozionata nel poterlo fare.

Il libro si intitola “Femminicidio e violenza di genere nell’antica Roma” ed è edito da Dielle Editore. È un’opera di cui sono particolarmente orgogliosa e che riguarda le donne. Per questo mi fa molto piacere e tanto onore poterne parlare proprio qui su Pink Mojito magazine.

Perché ho deciso di scrivere un libro su questo argomento? Facciamo un passo indietro.

La storia di Roma inizia con uno stupro, quello di Rea Silvia da parte del dio Marte. Da quello stupro nasceranno Romolo e Remo. Lo stesso Romolo sarà il promotore del più grande stupro di gruppo di tutti i tempi: il Ratto delle Sabine.

Su queste premesse si fonda la società dei Romani, una società fin dalle origini estremamente patriarcale, che già nelle prime leggi mette la donna in condizione di subalternità e di sottomissione. La donna viene sottomessa al padre prima e al marito poi, e costretta a sottostare a una serie di regole rigide e severe.

Anche le donne apparentemente più libere e investite di grandi privilegi e immunità, quali le sacerdotesse vergini Vestali, erano punite in maniera esemplare se venivano meno al loro status virginale.

Roma, sia in età regia sia poi in età repubblicana e imperiale, non era una società favorevole alle donne.

Se analizziamo bene le leggi che governavano i loro comportamenti, se guardiamo gli stereotipi che su di esse aleggiavano, se leggiamo le fonti letterarie e quelle storiche scopriamo che la vita per le donne romane non era facile e che non sempre quello che noi oggi definiamo come ‘femminicidio’ era considerato così riprovevole all’epoca.

Femminicidio e violenza di genere sono temi caldi nel dibattito contemporaneo italiano.

Il mio libro “Femminicidio e violenza di genere nell’antica Roma” nasce un anno fa, esattamente il 25 novembre, nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Una giornata da me fortemente sentita perché solo due settimane prima era stato perpetrato in Italia l’ennesimo femminicidio, quello a Giulia Cecchettin.

In questa stessa giornata sui canali social del Parco archeologico di Ostia antica fu pubblicata la lapide funeraria di una giovane moglie di 16 anni, uccisa dal marito che la gettò nel Tevere nel II secolo d.C..

L’iscrizione, posta dai genitori della vittima, è una delle pochissime testimonianze epigrafiche di femminicidio in età romana, anche se sappiamo che la casistica doveva essere molto ampia, stando a quanto le fonti storiche e letterarie ci narrano.

Ecco che nasce l’idea: scrivere per la prima volta un libro in cui si parli di femminicidio e violenza di genere in età romana.

Un tema da analizzare da tutti i punti di vista che possano sussistere: il diritto romano, le fonti letterarie e storiche, le fonti epigrafiche e archeologiche, le rappresentazioni artistiche, i luoghi.

Nessuno mai prima d’ora aveva trattato il tema così in modo ampio. Mentre esistono molti studi puntuali, ora sul diritto ora sulla storiografia, non era mai stata offerta una visione globale del fenomeno.

A scrivere questo saggio, che esce grazie al contributo di Dielle Editore (guarda caso una editrice), sono quattro giovani archeologhe, o meglio tre giovani archeologhe più una, cioè io, la curatrice, un po’ meno giovane.

Ciò che ci accomuna è la nostra attività di divulgazione archeologica online.

Io mi occupo da quasi 20 anni di comunicare l’archeologia su blog e social network, con un occhio sempre attento a ciò che accade offline. Due delle autrici, Giulia Santini e Elisa Mancini, sono particolarmente attive su Instagram, mentre Alessandra Randazzo è archeologa e giornalista, impegnata su più media nella divulgazione e comunicazione archeologica.

Il nostro libro lavora “offline” perché va letto, va sottolineato, va studiato. È a metà strada tra il manuale e il libro divulgativo. Direi anzi che è un manuale divulgativo, in cui tutte quante noi abbiamo cercato di mettere competenza, studio, serietà e autorevolezza della ricerca, senza dimenticarci anche di un tocco personale.

Siamo donne e attraverso le nostre parole abbiamo voluto dare voce a coloro che in età romana non avevano il diritto di parlare: proprio le donne, che venivano regolate, raccontate, giudicate e disprezzate sempre e solo dagli uomini.

“Femminicidio e violenza di genere nell’antica Roma” a cura di Marina Lo Blundo è ordinabile online scrivendo a dleditore@gmail.com

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