Far funzionare una relazione a distanza: i consigli di Marina
Stai vivendo o vuoi intraprendere una relazione a distanza? Le perplessità sono tante, le difficoltà di mantenere viva la relazione pure. Marina ci racconta le sue esperienze per aiutarci a capire se far funzionare una relazione a distanza sia davvero possibile o no.
Vuoi sapere come far funzionare una relazione a distanza?
La risposta è semplice.
Per far funzionare una relazione a distanza ci vuole amore e volontà da ambo le parti. Se da una delle due parti cala uno di questi due fattori è la fine.
Sono Marina, quella della rubrica sul tè, e dopo 20 anni non continuativi di relazioni a distanza mi ritengo una grande esperta in materia.
Ho attraversato i drammi dell’amore lontano negli anni universitari, quando non avevo l’indipendenza economica né automobilistica ed ero legata ai treni.
Li ho attraversati in anni più recenti, quelli del Covid per capirci, e li attraverso ora che soffro al sapere che il mio compagno lontano ha la febbre e sta male e io non sono accanto a lui a cucinargli la minestrina (e non sono del tutto ironica, giuro!).
Le relazioni a distanza non sono per tutte e non sono per tutti.
Entrano in ballo diversi fattori, come ad esempio l’estrema fiducia e la gelosia o la capacità di vivere e cavarsela da sola e la necessità di vivere insieme e condividere tutto. Al tempo stesso lasciano aperta quella sottile linea di desiderio fatta di “mi manchi”, “vorrei essere lì”, “vorrei abbracciarti e stare incollata a te tutta la notte”, che è ciò che alimenta la passione dopotutto: la mancanza, la necessità, l’impossibilità.
Per me le relazioni a distanza, quando funzionano, sono molto romantiche.
Romantico è ogni tentativo di abbattere e annullare la distanza cercando di vedersi il più possibile oppure il meno possibile ma il più a lungo possibile.
Mi spiego: un conto è vedersi tutti i weekend, un conto è vedersi una volta al mese ma riuscire a passare insieme almeno una settimana.
La relazione a distanza può reggersi finché entrambi hanno un’entrata economica tale da consentire certi spostamenti anche lunghi.
Nel caso degli studenti la questione è ben diversa e anche il concetto di storia a distanza assume tutt’altro significato.
“La lontananza rafforza l’amore oppure lo distrugge”.
Questo dialogo ha segnato me e molte che come me da bambine divoravamo il cartone animato Disney “Robin Hood”. In questo passaggio in particolare Lady Cocca stuzzica Lady Marian, la quale si strugge al pensiero di Robin Hood, mai più visto da anni. Salvo che poi Robin si palesa e da lì la storia d’amore tra i due riparte più forte che mai.
Nella realtà non sempre è così.
Innanzitutto la distanza è un concetto relativo.
Per me distanza, quando avevo 17 anni, era quella incolmabile tra Diano Marina (IM) e Pietra Ligure (SV) dove viveva il mio primissimo fidanzatino. Sto parlando di neanche 50 km.
A quella persona voglio un bene dell’anima, ma siccome all’epoca non è che mi interessasse un granché (spero mi perdonerà), non ho mai preso un treno per raggiungerlo. E all’epoca, sto parlando del 1999 (preistoria!), era un miracolo che ci fossero i telefoni senza fili in casa per potersi telefonare senza necessariamente far sentire gli affari propri al resto della famiglia.
Oggi sembra incredibile, ma un tempo sul serio non si aveva privacy.
Mi viene in mente il vecchissimo spot della SIP che parlava della “teleselezione”. Ero una bambina, ma già si percepiva che sentirsi per telefono era una necessità.
La relazione a distanza è diventata poi quella tra Imperia-Genova e Firenze.
Ero all’università, quindi tanti treni per arrivare a Firenze, spendendo quei pochi soldi della paghetta che risparmiavo apposta per questi viaggi. Poi arrivavo a Firenze ed ero mantenuta dai genitori del mio fidanzato. A quel tempo non mi ponevo il problema. Beata gioventù, beata ingenuità!
Successivamente quel fidanzato a distanza me lo sono sposata, mi sono trasferita a Firenze e poi ho anche divorziato. Le relazioni a distanza non è detto che reggano alla quotidianità. Forse, nel mio caso, cambiando le dinamiche e diventando adulti entrambi, sono cambiate le esigenze.
La prima vera storia a distanza per me è finita con un divorzio consensuale e con il senso di colpa, da parte mia, di non essere riuscita a costruire una relazione duratura.
E poi è arrivata la seconda storia a distanza. In realtà per qualche anno non è stata tale, ma quando mi sono dovuta trasferire per lavoro da Firenze a Roma la distanza è diventata obbligata.
A questo giro però al posto dell’ex marito, tutto sommato tranquillo, fiducioso, poco geloso, mi sono ritrovata accanto una persona al contrario estremamente gelosa e ingerente. Al punto che mi era consentito uscire giusto per andare a fare la spesa, mentre qualunque giro in centro o a Ostia era accompagnato da grandi manifestazioni di riprovazione.
Questo è l’aspetto negativo delle storie a distanza: se manca la fiducia manca il 90% della motivazione.
Che si sta a fare insieme se non ti fidi di me? E dove sta scritto che, se viviamo in due città diverse, io devo restarmene buonina in casa e uscire solo con te?
La fiducia è alla base del funzionamento di una storia a distanza.
Con il Covid devo dire che per fortuna sono rimasta isolata a casa mia e il mio (ex) compagno a casa sua. E già noterai che questa mia esperienza personale, cioè felice che ciascuno stesse a casa propria, va a cozzare contro le tantissime altre storie a distanza che in quel periodo avrebbero voluto essere insieme o continuare a vivere con la solita routine di spostamenti periodici.
Dopo la pandemia, complice una serie di mie questioni personali (tra cui, non ultima, il tumore al seno) mese dopo mese, è invalsa l’abitudine che salissi sempre io a Prato (dove stava il mio ormai fortunatamente ex) ogni fine settimana, mentre lui dal 2021 in avanti è diventato uccel di bosco dalle parti di Roma e Ostia.
E dunque, sempre io a muovermi tutte le settimane, in macchina o in treno, qualche volta col Flixbus, ma in ogni caso sempre io. Una spesa non indifferente. Va bene l’amore, ma a un certo punto lo stipendio finisce e se la vita di coppia è fatta a due, forse bisogna condividere anche le spese.
Il lungo periodo post-Covid mi ha visto mettermi sempre in viaggio da Roma verso Prato, sperando di arrivare da lui accolta con l’amore e il sorriso che mi sarei meritata. Purtroppo ricevevo in cambio rancore, fastidio, livore, talvolta mascherato da finta gelosia “perché ci hai messo troppo?” o “perché sei partita tardi?” o ancora “lavori troppo, devi mollare”: tutto questo sbattimento ogni volta per essere accolta 9 volte su 10 con il muso lungo, con lo scazzo, con sufficienza, con “hai fatto la metà del tuo dovere”. E allora no!

La relazione a distanza è un investimento sentimentale e umano, che comporta anche stanchezza fisica.
Ho raccontato tutta questa mia esperienza personale perché sulle mie spalle ho imparato che le relazioni non durano se la stanchezza e lo scazzo superano l’amore e la voglia di stare insieme.
E dunque come si affronta una relazione a distanza?
Si affronta a carte scoperte, mettendo in chiaro fin da subito con quali modalità si riuscirà a passare del tempo insieme: ogni quanto tempo, chi dei due si sposta, facendo in modo che il tempo trascorso in due sia piacevole per entrambi, anche se uno dei due deve comunque andare a lavorare. Questa è la parte razionale.
Poi c’è la parte irrazionale, quella dei sentimenti: come si gestisce una relazione a distanza se si è fortemente emotivi e si sente immediatamente la nostalgia e il distacco? (Spoiler: si sopravvive). Come si gestisce la gelosia? Riusciamo a fidarci ciecamente del partner o abbiamo paura che, stando lontane, possa condurre una vita parallela? E dalla parte opposta: riesco a
restare fedele, a non farmi sedurre da qualche avventura più vicina a me?
Per concludere le relazioni a distanza funzionano a patto che si dosino sapientemente i seguenti ingredienti: amore, passione, fiducia/fedeltà, collaborazione e sostegno, se serve anche economico. La gelosia è bandita.
Se viene a cadere uno solo di questi ingredienti allora la storia a distanza ha un problema e presto o (troppo) tardi finirà.
E quando finirà ci saremo pentite del tempo perso (così come dei soldi) appresso a una persona che non valeva la pena di tutto questo sbattimento.
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