Elisa Chimenti fotografia

Chi era Elisa Chimenti? La sua vita, il suo Marocco

Profonda conoscitrice di una terra diversa dalle sue origini, Elisa Chimenti ci lascia un patrimonio inestimabile per conoscere più da vicino il popolo marocchino degli inizi del Novecento.

Elisa Chimenti è davvero una figura poco nota, il cui impegno però la rende un personaggio interessante e intraprendente dell’inizio del XX secolo.

Il suo nome si lega indissolubilmente al popolo marocchino, di cui diventa quasi portavoce grazie ai suoi scritti giunti fino a noi. Elisa Chimenti può essere a buon diritto definita un’antropologa, pur senza esserlo dal punto di vista accademico.

Una grande osservatrice e conoscitrice del Marocco, luogo in cui ha la possibilità di integrarsi in modo così radicale tanto da aprire la prima scuola italiana a Tangeri nei primi anni del ‘900.

Per il suo enorme impegno sociale il Presidente della Repubblica la premia con la medaglia di Cavaliere al merito della Repubblica.

Continua a leggere l’affascinante storia di Elisa Chimenti.

Elisa Chimenti: biografia

Nata a Napoli, a neanche un anno d’età si trasferisce con la famiglia a Tunisi e poi da lì in Marocco. Il padre, un medico socialista e garibaldino, è costretto a lasciare l’Italia per le sue idee politiche e la sua militanza ma non gli andrà poi così male. In Marocco diventerà infatti il medico di corte del sultano Mulay Hasan I.

Elisa in Marocco riceve un’istruzione decisamente improntata al polilinguismo e un’educazione multiculturale.

Cresce immersa nella cultura coranica, pur non abbracciandone mai la fede, ma restando estremamente affascinata da un mondo fatto di storie, di racconti, di tradizioni tramandati oralmente e dei quali lei intuisce l’importanza di registrare, di raccontare a sua volta, di fermare su carta.

Da giovane assiste il padre nelle sue visite mediche poiché per questioni religiose un medico maschio non può visitare una donna. Viene così a contatto con la quotidianità delle tribù berbere che vivevano sull’altopiano dell’Atlante, prima di eleggere Tangeri quale sua dimora.

Quando il padre muore nel 1907, Elisa, ormai adulta, inizia a insegnare nelle scuole della città.

Nel 1914 fonda insieme a sua madre la prima scuola italiana a Tangeri, aperta non solo alla piccola comunità italiana presente in città, ma potenzialmente a tutti, in un clima cosmopolita e di inclusività sociale ed economica decisamente all’avanguardia per l’epoca e per il luogo.

Elisa Chimenti fotografia

Siamo a Tangeri nei primi decenni del Novecento. La città marocchina sulle Colonne d’Ercole già in quegli anni esercitava un grande fascino per intellettuali e artisti europei, che vi trovavano esotismo, droghe e ispirazione. Una città in fermento ed estremamente poliedrica e multietnica, aperta e ospitale.

Elisa in questo clima insegna ma ascolta, apprende e trascrive storie, miti e leggende, che pubblica in una serie di libri, scritti per la maggior parte in francese, consegnando al mondo occidentale un patrimonio culturale che oggi probabilmente sarebbe andato in gran parte perduto, divorato dalle vicende storiche e politiche che hanno interessato il Marocco nel corso del Novecento.

Nel 1927 il governo fascista pensa bene di esautorare Elisa Chimenti dalla scuola da lei stessa fondata. Una scuola che era nata ed era a tutti gli effetti un vero luogo di inclusione sociale e di convivenza civile e religiosa.

Diventa per il governo fascista l’occasione di imporre una visione colonialista italiana sulla popolazione locale.

Elisa non può far altro che andare a insegnare in altre scuole di Tangeri. Il danno economico che le deriva è forte e non si riprenderà mai, neanche quando nel 1957 il Presidente della Repubblica Gronchi le conferirà il cavalierato, per il suo grande impegno in ambito sociale e antropologico che aveva giocato nel Marocco della prima metà del Novecento.

Elisa Chimenti con le colleghe
Elisa Chimenti assieme alle colleghe

Col cavalierato, si sa, non si campa e la Chimenti tornerà più volte a chiedere al governo italiano di poter essere messa in condizioni di lavorare: non vuole sussidi economici che, seppur miseri, le erano stati concessi, ma vorrebbe tornare a essere utile per la società tangerina.

L’eredità lasciata da Elisa Chimenti

Elisa Chimenti è stata una grande osservatrice di un mondo diverso da quello di origine, nel quale però ha trascorso tutta la sua vita.

Interprete cosmopolita di una città cosmopolita, è andata a cercare le tradizioni più nascoste, le storie più antiche raccontate nell’intimità dell’harem tra le donne per le donne.

Proprio all’Harem è dedicato uno dei suoi libri: “Au coeur de l’Harem” pubblicato nel 1958. Dedica al Marocco e alle sue tradizioni numerosi saggi e scrive tantissimi articoli per giornali internazionali, tanto da diventare pubblicista per numerose testate marocchine ed europee.

Ci lascia un patrimonio di conoscenza sulla cultura marocchina che è davvero vastissimo e punto di partenza per chi voglia approcciare al suo studio da un punto di vista antropologico e sociale, nonché letterario.

Sua fonte primaria sono le persone, in particolare le donne, che ella osserva nel loro modo di porsi per sopravvivere in una società profondamente patriarcale, nei loro usi e costumi locali, nelle pieghe della vita quotidiana.

Vuoi ascoltare il podcast su Elisa Chimenti? Lo trovi su Spreaker.

A lei va il merito di essersi voluta integrare, di aver voluto conoscere e apprendere una cultura diversa dalla sua senza alcuno spirito colonialista.

Era in totale controtendenza con lo spirito degli anni ’20 e ’30 del Novecento, in cui non solo l’Italia, ma tutti gli stati europei, in primis Francia e Gran Bretagna, esercitavano sui paesi del Maghreb (e non solo) un controllo sociale e politico colonialista nei confronti di popolazioni considerate inferiori e da educare.

L’esempio di Elisa Chimenti ci insegna, a distanza di quasi un secolo dalla sua esclusione dalla scuola che aveva fondato, che le ferite inferte dalle politiche colonialiste esercitate dagli stati europei sulle popolazioni dell’Africa Mediterranea, hanno avuto ripercussioni ben leggibili anche oggi.

Oggi il tema della decolonizzazione è centrale nel dibattito contemporaneo sia a livello sociale che geopolitico, oltre che culturale e artistico.

La figura di Elisa Chimenti può essere utile, oggi più che mai, a comprendere il senso della bellezza delle diversità culturali.

Photo credit: Fondazione Elisa Chimenti

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