Benvenuta su Pink Mojito Elena!

Intervista Elena Mattioli psicologa

Inizia una nuova collaborazione per Pink Mojito magazine e non vedevo l’ora di parlartene.

In realtà ho contattato Elena diverse settimane fa e tra una cosa e l’altra solo ora sono riuscita a pubblicare la sua intervista.

Ho conosciuto Elena per caso (e non ancora di persona!). A febbraio dello scorso anno stavo organizzando la presentazione di un libro e cercavo uno spazio che potesse ospitarla.

Della presentazione non se n’è più fatto nulla perché il Covid-19 ha bloccato tutto.

A distanza di tempo, però, ho voluto contattarla nuovamente per proporle uno spazio qui su Pink Mojito magazine dedicato a ciò di cui lei si occupa per lavoro.

Questo è l’articolo 0: un’intervista per conoscere meglio Elena Mattioli e scoprire di cosa ci parlerà dal prossimo mese.

Sei pronta? Allora mettiti comoda e leggi l’intervista.

1) Ciao Elena, racconta alle nostre lettrici chi sei e di cosa ti occupi.

Ciao!

Io sono Elena Mattioli e svolgo la professione di psicologa psicoterapeuta in libera professione, anche se il mio “mestiere” principale è quello di mamma di un cinquenne tutto pepe.

Vivo a Senigallia, la mia città di adozione, con la mia family, dove lavoro presso lo studio di mia proprietà che ho rinominato “Spazio Ohana”.

Appassionata di narrazioni e di lettura, sin da piccola sono stata molto curiosa, specie verso il mio prossimo: mi trovavo a domandarmi e immaginare chi fossero le persone che incontravo, dove abitassero e quale fosse la loro storia.

All’epoca non lo sapevo, ma ero una “ricercatrice dell’anima” in erba.

2) Perché hai scelto di diventare psicologa?

Questa mia curiosità e dedizione verso il prossimo mi ha portata a scegliere la formazione in psicologia, inizialmente osteggiata dai miei, ma poi appoggiata vista la mia ferma determinazione.

Durante il percorso di studi si è rafforzato questo convincimento, tanto da sviluppare l’ardente desiderio di esercitare la professione.

Un percorso non semplice perché, dopo la laurea triennale e specialistica, prevede un anno di tirocinio e l’esame di abilitazione. Mi sono abilitata nel settembre 2009 e nel gennaio 2010 ho iniziato la libera professione.

3) In cosa sei specializzata?

Non paga delle conoscenze acquisite e motivata a implementare le mie competenze terapeutiche, ho intrapreso la formazione quadriennale in psicoterapia transpersonale.

Si tratta di un approccio che considera l’uomo come entità psicofisica e spirituale: non solo una “mente” separata dal “corpo”.

4) Come è nato l’interesse per la cura delle dipendenze?

Durante la mia lunga formazione e il lungo percorso di tirocinio parallelo, mi sono imbattuta casualmente (anche se non credo che le cose accadano per caso) nell’ambito delle dipendenze patologiche (alcolismo, tossicodipendenza, ludopatia, dipendenza da farmaco, dipendenza tecnologica, dipendenza affettiva…) e me ne sono appassionata.

Mi sono appassionata alle storie e alle dinamiche che ci sono dietro le condotte di abuso e ho messo la mia professionalità al servizio di questa patologia, estremamente complessa e difficile da trattare.

Mi occupo di questa problematica in una struttura riabilitativa dedicata, svolgendo un lavoro d’equipe.

5) Raccontaci che cos’è Spazio Ohana e perché questo nome.

Inizierei dalla citazione:

Ohana significa famiglia e famiglia vuol dire che nessuno viene abbandonato o dimenticato”.

“Spazio Ohana” è, per me, la realizzazione di un sogno che avevo nel cassetto sin dai tempi della mia formazione e che ha preso vita in seguito alla nascita di mio figlio, quando lui aveva 6 mesi esattamente (anche questo sarà un caso?!).

Quando ho cominciato a percorrere la strada della psicologia, ho capito che la materia portava con sé la profondità dei concetti di “prevenzione” e “benessere”, oltre che quello di cura.

È così che il mio sogno ha cominciato a prendere forma: un luogo, una casa, uno spazio dove esercitano diverse figure professionali oltre alla mia (osteopata, nutrizionista, ostetrica, danzaterapeuta, insegnante di yoga, insegnante di Capoeira). Tutte rigorosamente pink!

L’intento è quello di promuovere il benessere della persona nel ciclo di vita, divulgare la cultura della prevenzione e di uno stile di vita a misura di essere umano.

6) Dacci qualche anticipazione su quali temi affronterai su Pink Mojito magazine

Su Pink Mojito affronteremo temi più inerenti alla dimensione di cura, ovvero ansia, tono dell’umore, dipendenze, e altri riguardanti la crescita e l’evoluzione personale come l’empowerment, il potere personale e l’autostima.


L’intervista è terminata e io non vedo l’ora di scoprire quale sarà il primo argomento che Elena affronterà.

Ti aspetto il prossimo mese per scoprirlo insieme.

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