Lotta degli elefanti - Disegno di Fanny Parkes

Fanny Parkes, la travel writer dell’India

Una donna inglese dell’Ottocento che si ritrova casualmente in India in epoca precoloniale, luogo di cui si innamora, facendo giungere fino ai giorni nostri un diario in cui racconta tutte le sfaccettature di quella terra che presto avrebbe cambiato volto. Scopri la storia di Fanny Parkes, una delle donne dimenticate dalla storia.

Se si ha a disposizione una tenda e un buon cavallo, uno può essere felice per sempre in India!

fanny parkes

In questa frase si può riassumere la figura di Fanny Parkes, scrittrice, viaggiatrice, esperta di India, profondamente innamorata dell’India precoloniale, che nel frattempo stava cambiando volto lungo il corso del XIX secolo.

Un’acuta osservatrice e avida indagatrice della cultura indiana, delle sue città e delle sue usanze non sempre da lei apprezzate, ma sempre raccontate con dovizia di particolari nel suo diario, vera e propria pietra miliare per scoprire il volto dell’India del XIX secolo.

Fanny Parks: la sua vita in India

Nata nel 1794 in Galles, il suo legame con l’India ha una data di nascita ben precisa: il 25 marzo 1822, giorno delle sue nozze con Charles Crawford Parkes, impiegato della East India Company.

Fanny trascorse in India 24 anni, tra il 1822 e il 1846, con una pausa in Inghilterra e a Città del Capo tra il 1839 e il 1844. Dapprima visse a Calcutta poi si trasferì a Cawnpore nel 1830.

Non lavorando, si dedicò a viaggiare per l’India a cavallo. Durante le sue peregrinazioni imparò il persiano, l’hindu e l‘hurdu, mescolandosi con le persone del luogo e apprendendo da loro usanze e tradizioni. Anche il definitivo trasferimento ad Allahabad al seguito del marito e la vita sociale che ne derivò non la distrassero dal suo proposito di continuare a viaggiare per l’India.

Quando nel 1839, mentre era in viaggio alle pendici dell’Himalaya, la sorprende la notizia della morte del padre, è costretta a rientrare in Inghilterra. E non si ritrova più nella sua terra natale, nella sua società, nei suoi ritmi. Ciononostante rimane lontana dall’India fino al 1844, quando fa finalmente ritorno, ma di nuovo la deve lasciare nel 1845 poiché il marito è molto malato e necessita di cure in Inghilterra.

Fanny non tornerà mai più in India.

Vivrà altri 30 anni morendo a 81 anni. Dedica questi lunghi anni alla redazione del suo “Wandering of pilgrim…” a partire dai tanti e lunghi diari e dalle lettere che nel corso degli anni aveva scritto alla madre.

Molto evocativa la frase con cui chiude il suo racconto di viaggio, anzi di viaggi:

“E ora la pellegrina abbandona il suo bastone e si toglie la conchiglia dal cappello, – il suo vagabondaggio è finito, ha lasciato l’Oriente, forse per sempre, circondata dalle curiosità, dai mostri e dagli idoli che l’avevano accompagnata dall’India… il piacere che trae dai suoi schizzi e dalle tristi onde del mare, sue compagne costanti, formano per lei una vita indipendente dalla sua stessa vita”.

Fanny Parks: le sue opere e l’amore per la cultura indiana

Le sue memorie indiane furono pubblicate con il lungo titolo di “Wanderings of a Pilgrim in Search of the Pictureseque during four and twenty years in the East with Revelations of Life in the Zenana” nel 1850.

In quest’opera in 2 volumi Parkes racconta l’India settentrionale, le sue popolazioni e i suoi costumi, registrando gli effetti del governo britannico coloniale, l’impatto economico di tali politiche e i problemi interni alla società indiana dal 1822 al 1845.

Tra le persone incontrate da Parkes ci sono sia ricchi esponenti della classe dei Bramini sia gli abitanti di Kanauj afflitti dalla carestia, osservati durante un viaggio attraverso le montagne da Landour a Simla.

La narrazione di Parkes riflette la sua ammirazione e il suo rispetto per la ricchezza della cultura indiana, anche se non riserva critiche ad alcune sue pratiche.

Uno degli esempi più estremi è il racconto dell’assassinio di una donna secondo la crudele legge del sati, cioè l’uccisione della vedova su un rogo perché non sopravvivesse al marito defunto: una pratica feroce che però era ancora attiva nell’India del XIX secolo.

In contrasto con la mancanza di rispetto per la cultura indiana comunemente riscontrata in Europa, Parkes descrisse le bellezze naturali di Delhi e Benares, nonché l’abbigliamento, la cucina, la religione.

Fanny Parkes è dunque una scrittrice di viaggi e come tale è ricordata nel mondo anglosassone ma sarebbe limitativo definirla soltanto tale.

Nei suoi 24 anni in India la nostra travel writer ebbe modo di conoscere molto da vicino la cultura indiana, l’arte e la sua cultura materiale. Divenne una collezionista di manifatture indiane, alcune delle quali, dopo la sua morte, sono state donate al British Museum di Londra.

In sostanza, al suo ritorno dall’India, Fanny Parkes era a tutti gli effetti un’esperta di India, in un ambiente culturale e sociale in cui a fregiarsi di tale ruolo erano soltanto uomini.

Proprio la sua collezione di oggetti, che presentò in occasioni pubbliche, la fece conoscere nella società londinese. Una collezione eclettica fatta di fossili, insetti, armi tribali, sculture a soggetto culturale ma non solo.

Erano presenti inoltre antichità varie: veri e propri souvenirs, probabilmente raccolti con l’entusiasmo del momento e senza pensare alla costituzione di una futura collezione, che poi però tutti insieme andarono a costruire un vero e proprio “Cabinet des Merveilles” come piaceva avere ai collezionisti del XIX secolo.

Fanny Parkes rivela anche un animo artistico, già evidente negli schizzi e disegni che corredano il suo libro: nel 1851, anno della prima Grande Esibizione delle Opere dell’Industria di tutte le Nazioni, Fanny promosse e finanziò la realizzazione di un diorama dal titolo “Grand moving Diorama of Hindostan”, esposto nella Asiatic Gallery che aveva sede nel bazaar di Baker Street.

Non riproduceva opere o oggetti industriali ma piuttosto paesaggi evocativi dell’India, a partire dal sacro fiume Gange, resi tridimensionali dallo strumento del diorama che nel XIX secolo era uno strumento immersivo di grande attrattività. La sua invenzione nel 1822 da parte di Daguerre (lo stesso che ha inventato il dagherrotipo in fotografia) potrebbe essere paragonabile, come invenzione, a quella della realtà virtuale nei musei, capace di ricostruire e immergere nei luoghi antichi. Il diorama dell’India realizzato da Fanny Parkes fu capace di entusiasmare i critici contemporanei contribuendo alla sua notorietà.

Pink Mojito logo

Ti è piaciuto l’articolo?
Non perderne più uno.

Entra subito nel Pink Mojito Club!

Condividi il nostro articolo Pink!

Articoli simili

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *